Contro tutte le guerre
«La sofferenza è la legge degli esseri umani; la guerra è la legge della giungla. Ma la sofferenza è infinitamente più efficace della legge della giungla per convertire l’avversario e aprirgli le orecchie, altrimenti sorde, alla voce della ragione. Nessuno probabilmente ha redatto più petizioni o abbracciato più cause perse di me, e sono giunto a questa conclusione fondamentale: che se si vuol fare qualche cosa di veramente importante, non basta soltanto soddisfare la ragione, ma bisogna anche toccare il cuore. La ragione si appella soprattutto alla mente, ma la penetrazione del cuore è il risultato della sofferenza. Essa apre l’intelligenza interiore dell’uomo. La sofferenza, non la spada, è il distintivo della razza umana.» Gandhi
|
"Fino a quando il colore della pelle, le differenze religiose e di pensiero
saranno più importanti del colore degli occhi, ci sarà sempre la guerra". Bob Marley
Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini. Hafez Haidar, scrittore libanese
 Mentre la questione israelo-palestinese è ancora lontana dal trovare una soluzione, nei campi profughi della Cisgiordania e nella Striscia di Gaza sono i bambini le vere vittime di una crisi che dura da decenni. E se la maggior parte degli adulti, da una parte e dall'altra, non riesce in alcun modo a venirsi incontro, forse solo chi nella realtà precaria e povera dei campi profughi è cresciuto, può insegnare ai più piccoli la cultura della pace e della reciproca accettazione. Soprattutto se poi ne è uscito, grazie alla passione per la musica. E se vi ha fatto ritorno, con l'aiuto di un gruppo di volontari da tutto il mondo. Parliamo di Ramzi Aduredwan (nato a Betlemme nel 1979) e dell'associazione no-profit " Al Kamandjâti" (in italiano, "il violinista"), da lui fondata nel 2002. Il musicista palestinese si è esibito in un applaudito concerto a Milano in occasione della "Settimana della cultura palestinese". (...) Ramzi, oggi un simbolo per chi crede ancora nella possibilità di una soluzione pacifica alla crisi, è un predestinato: forse qualcuno si ricorderà del suo sguardo sperduto che all'epoca, era il 1987 e lui aveva solo otto anni, fece il giro del mondo impresso in una foto. Aveva appena assistito alla morte di un suo amico e compagno di giochi, e la fotografia-simbolo lo ritraeva mentre lanciava pietre alle jeep dell'esercito israeliano. "Il bambino dell'Intifada", così lo definirono i mass media di mezzo mondo, e giù lacrime di ipocrita commozione. No, in quel momento per Ramzi la parola Intifada non aveva alcun senso: era solo un piccolo di otto anni terrorizzato, con i capelli ricci, e che aveva appena fatto diretta esperienza della morte e dell'orrore di cui l'uomo è capace. Ifgonline
Headlines Theatre, formazione teatrale di Vancouver (Canada), ha indetto per il 16 marzo prossimo il Jokers' International Day of Action on Global Warming. La data è stata individuata in coincidenza con il settantasettesimo compleanno di Augusto Boal, fondatore di Theatre of the Oppressed, a cui il gruppo canadese diretto da David Diamond si ispira. La giornata di mobilitazione si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica in merito al problema del riscaldamento del pianeta e, in particolar modo, responsabilizzare quei paesi (Canada e Stati Uniti in testa) che si sono rifiutati di firmare accordi vincolanti sul taglio alle emissioni di gas serra durante la recente conferenza mondiale sul riscaldamento climatico di Bali. Tutte le realtà internazionali legate alle arti performative, in primo luogo joker, performer, artisti di strada sono invitati a proporre ed organizzare per il 16 marzo eventi che si uniscano a quelli già previsti e segnalati dall' elenco pubblicato da Headlines Theatre. L'Italia è presente (per ora) con la performance di Armin Staffler al Centro italiano di solidarietà di Roma, evento organizzato dall'associazione austriaca spectACT. L'altra importante notizia che giunge dal Teatro dell'Oppresso è la candidatura di Augusto Boal al Premio Nobel per la pace. Tra i mesi di febbraio e ottobre 2008, il comitato per il Nobel valuterà tutte le candidature pervenute. Le ragioni della candidatura risiedono nella creazione principale di Boal, il Teatro degli Oppressi, divenuto in tutto il mondo un metodo di enorme valore educativo ed impegno sociale, contribuendo al dialogo fra popoli e culture, in particolar modo nelle zone più povere. E' possibile sostenere la candidatura scrivendo al Norwegian Nobel Committee (Henrik Ibsens gate 51 NO-0255 OSLO Norway) e specificando le motivazioni per cui Boal meriterebbe di ricevere il prestigioso premio.
 "Peace man" vive nella Striscia di Gaza, "Hope man" aldilà del confine israeliano, a Sderot. Entrambi sperano ardentemente nella fine delle violenze e nutrono il gran sogno di coltivare l'amicizia israelo-palestinese e di promuovere la pace. Ma da quando i fondamentalisti islamici di Hamas hanno preso il controllo di Gaza, nel giugno scorso, e Israele ha chiuso la frontiera, i due non sono più riusciti ad incontrarsi, abbandonando il progetto di un campo estivo per i bambini di Gaza e Sderot.Dunque, hanno deciso di mantenere viva la loro amicizia su Internet, dando vita insieme a un blog in inglese che esplora giornalmente la vita su entrambi i lati del conflitto tra Israele e Hamas e spinge per porre fine alla violenza."Vogliamo aprire le nostre vite e la nostra sofferenza al mondo e mostrare che questa non è solo una questione politica, ma coinvolge persone vere", spiega a Reuters per telefono Hope man, 42 anni, padre di tre figli. "Vogliamo far vedere che esistono persone normali che stanno cercando alternative alla violenza". Entrambi i blogger mantengono segrete le loro identità per timore di molestie, o forse anche peggio, a Gaza, dove il dialogo potrebbe essere considerato collaborazione. Sul loro sito, www.gaza-sderot.blogspot.com, usano gli pseudonimi Peace man e Hope man, Uomo della pace e uomo della speranza.Gruppi militanti lanciano regolarmente razzi da Gaza su Israele, ma raramente riescono a uccidere persone, pur traumatizzando cittadine come Sderot. Israele compie frequenti raid nella Striscia, e nel 2007 ha ucciso circa 300 palestinesi, tra cui decine di civili. Reuters
pubblicato lunedì, 05 novembre 2007, 02:02 in persone

Il Nobel per la Pace 2007 è stato appena assegnato ad Al Gore e all’Ipcc. Per il 2008, uno dei possibili candidati è Fabio Maniscalco, archeologo, fondatore dell’ Osservatorio per la Protezione dei Beni Culturali in Area di Crisi, uno dei massimi esperti mondiali nel settore. È fondamentale proteggere il patrimonio culturale dei Paesi coinvolti in una guerra. Patrimonio che rappresenta l’identità, la storia di un popolo, la sua possibilità di ripresa e sviluppo. Ma l’opera di protezione può mettere a rischio la salute dello stesso operatore. Maniscalco, colpito da una forma anomala di adenocarcinoma pancreatico, molto probabilmente per l’esposizione a uranio impoverito e metalli pesanti in Bosnia e Kosovo, ha subito pesanti operazioni e deve sottoporsi a intensi cicli di chemioterapia. Quali sono i rischi di chi opera per proteggere il patrimonio culturale di un Paese in guerra? Durante un conflitto i rischi possono dipendere da fattori relativi al tipo di conflitto, alla regione in cui si opera, alla situazione politica (es. cecchini, scontri a fuoco, mine ed ordigni antiuomo). In periodo post bellico i rischi consistono in mine ed ordigni inesplosi su siti e giacimenti culturali; metalli pesanti determinati dalle esplosioni di proietticon uranio, rapimenti per fini di estorsione. Negli anni ‘95-98 non era noto a tutti i livelli dell’esercito il problema dell’uranio impoverito. Secondo studi pubblicati da vari anni, l’incidenza dei tumori conseguenti a uranio impoverito e metalli pesanti cresce a partire dal 10°-15° anno dall’esposizione. peacereporter.net
|