Contro tutte le guerre
«La sofferenza è la legge degli esseri umani; la guerra è la legge della giungla. Ma la sofferenza è infinitamente più efficace della legge della giungla per convertire l’avversario e aprirgli le orecchie, altrimenti sorde, alla voce della ragione. Nessuno probabilmente ha redatto più petizioni o abbracciato più cause perse di me, e sono giunto a questa conclusione fondamentale: che se si vuol fare qualche cosa di veramente importante, non basta soltanto soddisfare la ragione, ma bisogna anche toccare il cuore. La ragione si appella soprattutto alla mente, ma la penetrazione del cuore è il risultato della sofferenza. Essa apre l’intelligenza interiore dell’uomo. La sofferenza, non la spada, è il distintivo della razza umana.» Gandhi
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"Fino a quando il colore della pelle, le differenze religiose e di pensiero
saranno più importanti del colore degli occhi, ci sarà sempre la guerra". Bob Marley
Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini. Hafez Haidar, scrittore libanese
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 Hanno voluto la bicicletta per portare un messaggio di pace in tutto il Medio Oriente e adesso pedalano, dal Libano alla Palestina, passando per la Siria e la Giordania: circa 250 cicliste di tutto il mondo, di cui 19 italiane, ventenni ma anche over 60, hanno dato il via da Beirut alla quarta edizione di " Follow the Women", la manifestazione sportiva ideata nel 2005 dalla statunitense Detta Reagan. "Siamo qui per ribadire che noi donne vogliamo la pace e chiediamo agli uomini che la smettano con la guerra perché vogliamo crescere i nostri bambini in un mondo migliore", ha detto all'ANSA di Beirut Luisa Trigila, 67 anni, coordinatrice della compagine di cicliste italiane e rappresentante del gruppo 'Amici della bicicletta' di Padova. La manifestazione si è aperta ieri a Beirut con una cerimonia ufficiale nella sede dell'Unesco e poi è proseguita con la prima pedalata di 35 km del tour mediorientale: da Baaqlin, località nelle montagne druse dello Shuf fino alla capitale libanese. "In ogni località che attraversiamo o in cui ci fermiamo veniamo accolte in modo straordinario", racconta Trigila, alla sua terza edizione di "Follow the Women". "Portiamo un messaggio di pace e riceviamo in cambio gioia, applausi, canzoni, balli, fiori.. non so se meritiamo tutto questo, ma è comunque un segnale positivo che vogliamo opporre alle brutture che invece si associano a questa parte di mondo", continua la veterana ciclista di Padova. Dopo aver percorso un ampio tratto della valle orientale della Bekaa, le 250 donne per la pace, tra cui figurano anche atlete iraniane e palestinesi, sono attese stasera a Damasco, dove domani animeranno la città vecchia e da dove mercoledì partiranno per raggiungere il confine con le Alture siriane del Golan, occupate da Israele da 41 anni. Dopo la Siria, il corteo di cicliste proseguirà in Giordania e quindi nei Territori occupati palestinesi. Qui, il programma prevede una pedalata attraverso il centro di Gerico, una visita nel campo profughi di Aqbat Jaber nell'ambito della settimana di celebrazioni del 60/o anniversario dell'esodo di centinaia di migliaia di palestinesi, la cosiddetta Nakba (Catastrofe), avvenuta in seguito alla nascita dello Stato d'Israele nel 1948. ( ANSA)
 Ieri in Brasile, nel Parque do Flamengo - una delle mete preferite dai carioca durante il fine settimana -, il movimento Rio de Paz ha piantato 2000 croci bianche, corrispondenti al numero di morti ammazzati per le strade di Rio de Janeiro nel 2008. Il movimento Rio de Paz aveva già piantato migliaia di croci sulla spiaggia di Copacabana l'anno scorso, sempre con le stesse finalità. Intanto, in uno slum di Rio chiamato la Città di Dio - reso famoso da un film dal titolo omonimo -, la polizia brasiliana ha ucciso almeno 11 persone durante un blitz contro presunti trafficanti di droga. Nella sparatoria è stata ammazzata anche una passante e altre due donne sono rimaste ferite. Video
Seppellito sotto pochi centimetri di terra, la polizia turca ha ritrovato questa sera verso la mezzanotte locale, il cadavere nudo di Giuseppina Pasqualino, l'artista milanese di 33 anni scomparsa dal 31 marzo scorso ad Istanbul dove era arrivata insieme con un'amica italiana. A portare i poliziotti sul posto - in una zona disabitata nei pressi del villaggio di Tavsanli, presso la localita' di Gebze, a pochi km dalla citta' di Kocaeli (un'ora d'auto da Istanbul) - e' stato lo stesso omicida, reo confesso e gia' pregiudicato per furto.
Una notizia di cronaca come tante, una ragazza uccisa, la curiosità di quel vestito da sposa. Gli amici la chiamavano Pippa e il suo era un progetto di pace, quel vestito aveva un senso preciso. C'è il sito Bridesontour a spiegare il progetto: "Un sogno ambizioso e poetico. Il sogno di percorrere in autostop i paesi che sono stati sconvolti da guerre recenti e non sempre completamente sedate. Il viaggio non sarebbe il normale viaggio di due viaggiatrici ardite, ma il viaggio di due bellissime spose vestite per un matrimonio che forse è già avvenuto o che non avverrà o forse è rappresentato dal viaggio stesso . Un matrimonio con la terra , la pace, con la gente tutta, alla ricerca dello sposo? Chi è e cosa rappresenta lo sposo? Due le spose, due il numero dell’incontro, del reciproco e del femminino, del pari,del multiplo,del diverso. Le letture di un gesto artistico di questo tipo sono infinite. La sposa è il bianco, la luce, il femminino, generatrice di vita, quindi di pace, dell’amore e della purezza". Un sogno spezzato, nel peggiore dei modi. Il mondo non è ancora pronto all'idea della pace. Ciao, Pippa
Un ragazzo palestinese tiene in braccio un bimbo tra le rovine di una moschea nella Striscia di Gaza. Ibraheem Abu Mustafa (GAZA)
Un minuto di silenzio e un appello alla mobilitazione contro il silenzio "assordante" che circonda la tragedia di Gaza sono le prime iniziative assunte dalla Tavola della Pace nel corso del Seminario nazionale dedicato alla difesa dei diritti umani che si è tenuto nei giorni scorsi ad Assisi. "Quello che sta accadendo è inumano, brutale e noi non possiamo restare a guardare" – ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. "L’Italia deve agire subito. Lo deve fare l’Europa. Lo deve fare l’Onu. Il silenzio e l’indifferenza ci rende complici. Noi non vogliamo esserlo". Unimondo
La cantante L'Aura sta portando a Sanremo (nella categoria big) la bellissima e coraggiosa canzone "Basta!" contro le guerre e contro la violenza. (...) Oltre al messaggio contenuto nella canzone, l'impegno di L'Aura è garantito dalla sua partecipazione a Rezophonic il progetto musicale/sociale organizzato da Mario Riso al quale hanno aderito circa un centinaio di musicisti italiani in appoggio all'African Medical and Research Foundation (AMREF). Peacelink
«La nonviolenza non è una giustificazione per il codardo, ma è la suprema virtù del coraggioso, richiede molto più coraggio delle pratiche delle armi e presuppone la capacità di colpire. Essa è un cosciente e volontario freno imposto alla propria volontà di vendetta....» Gandhi
 Sedici ragazzi, otto israeliani e otto palestinesi, insieme per superare le differenze , le diffidenze, ideando un cartone. Nasce così la storia di P.o.p., un supercammello della pace che fa diventare amici chi appartiene a mondi diversi. Uno splendido progetto, nato con il patrocinio del comune di Roma e delle città di Qalqilia e Ramanaa, trasformato in realtà per il festival Castelli Animati. Del cartoon, che ha vinto un premio al festival del cinema di Venezia nel 2004, qui il cortometraggio e qui il documentario che lo accompagna. A questo link altri progetti realizzati dai ragazzi.
Headlines Theatre, formazione teatrale di Vancouver (Canada), ha indetto per il 16 marzo prossimo il Jokers' International Day of Action on Global Warming. La data è stata individuata in coincidenza con il settantasettesimo compleanno di Augusto Boal, fondatore di Theatre of the Oppressed, a cui il gruppo canadese diretto da David Diamond si ispira. La giornata di mobilitazione si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica in merito al problema del riscaldamento del pianeta e, in particolar modo, responsabilizzare quei paesi (Canada e Stati Uniti in testa) che si sono rifiutati di firmare accordi vincolanti sul taglio alle emissioni di gas serra durante la recente conferenza mondiale sul riscaldamento climatico di Bali. Tutte le realtà internazionali legate alle arti performative, in primo luogo joker, performer, artisti di strada sono invitati a proporre ed organizzare per il 16 marzo eventi che si uniscano a quelli già previsti e segnalati dall' elenco pubblicato da Headlines Theatre. L'Italia è presente (per ora) con la performance di Armin Staffler al Centro italiano di solidarietà di Roma, evento organizzato dall'associazione austriaca spectACT. L'altra importante notizia che giunge dal Teatro dell'Oppresso è la candidatura di Augusto Boal al Premio Nobel per la pace. Tra i mesi di febbraio e ottobre 2008, il comitato per il Nobel valuterà tutte le candidature pervenute. Le ragioni della candidatura risiedono nella creazione principale di Boal, il Teatro degli Oppressi, divenuto in tutto il mondo un metodo di enorme valore educativo ed impegno sociale, contribuendo al dialogo fra popoli e culture, in particolar modo nelle zone più povere. E' possibile sostenere la candidatura scrivendo al Norwegian Nobel Committee (Henrik Ibsens gate 51 NO-0255 OSLO Norway) e specificando le motivazioni per cui Boal meriterebbe di ricevere il prestigioso premio.
pubblicato domenica, 20 gennaio 2008, 13:08 in iniziative
 Mia Farrow, l'attrice americana che sta conducendo una campagna per far finire le atrocità in Darfur, ha dovuto rinunciare all'appuntamento di Phnom Penh dove voleva tenere una piccola cerimonia presso il Tuol Sleng, l'ex prigione tristemente celebre dove migliaia di persone furono torturate e poi uccise sotto il regime dei Khmer Rossi (1975-1979). Con fiori di loto in mano e una simbolica torcia olimpica l'attrice americana, alla testa del gruppo di attivisti di "Un sogno per il Darfur", si stava recando alla scuola-prigione di Phom Pehn quando un centinaio di poliziotti in divisa antisommossa e muniti di gas lacrimogeni le hanno sbarrato la strada. Il gruppo è rimasto sul luogo nella speranza che si aprisse un varco per deporre i fiori di loto - in "onore di tutti coloro che sono morti e in omaggio ai sopravvissuti" - e accendere la fiaccola per attirare l'attenzione della Cina, paese dei Giochi olimpici 2008 e che con Khartoum ha grosse relazioni commerciali, ragione per cui può essere un forte elemento di pressione su Khartoum chiedendo che metta fine alle violenze in Darfur. La campagna di Mia Farrow è alla sua sesta tappa: anche in Ciad, Ruanda, Armenia, Germania e Bosnia - tutti paesi che hanno conosciuto i genocidi - l'attrice e il suo gruppo di attivisti hanno acceso la fiaccola della speranza. Ma i poliziotti cambogiani sono rimasti inflessibili, con spintoni e manganelli in pugno hanno fatto indietreggiare gli attivisti. Mia Farrow ha risposto offrendo loro i fiori di loto che aveva con sé. Ansa.it
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