Contro tutte le guerre
«La sofferenza è la legge degli esseri umani; la guerra è la legge della giungla. Ma la sofferenza è infinitamente più efficace della legge della giungla per convertire l’avversario e aprirgli le orecchie, altrimenti sorde, alla voce della ragione. Nessuno probabilmente ha redatto più petizioni o abbracciato più cause perse di me, e sono giunto a questa conclusione fondamentale: che se si vuol fare qualche cosa di veramente importante, non basta soltanto soddisfare la ragione, ma bisogna anche toccare il cuore. La ragione si appella soprattutto alla mente, ma la penetrazione del cuore è il risultato della sofferenza. Essa apre l’intelligenza interiore dell’uomo. La sofferenza, non la spada, è il distintivo della razza umana.» Gandhi
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"Fino a quando il colore della pelle, le differenze religiose e di pensiero
saranno più importanti del colore degli occhi, ci sarà sempre la guerra". Bob Marley
Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini. Hafez Haidar, scrittore libanese
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Sono immagini forti. Raccontano l'altra faccia della guerra, quella più nascosta ma non per questo meno terribile. Bisogna avere grande umanità ed un occhio capace di guardare oltre la tragedia anche se quello che si vede non è meno spaventoso. Queste immagini, scattate dal fotografo Marco Di Lauro, sono testimonianza di quanto accade in Afghanistan. Le fotografie di questa galleria sono una parte della mostra "Casualties of the nameless" (dall'8 al 30 Maggio al Mo.Ca Studio in Piazza degli Zingari 1 a Roma. I lavori di Marco Di Lauro sono visibili anche su questo sito.

Il funzionario del dipartimento di assistenza alla popolazione (Welfare) Michelle McLaughlin del Red Cross & St. John Defence Medical Welfare Service tiene le mani di una bimba afghana, Felishima, di otto anni al momento dei ricovero presso l'Ospedale da Campo. Secondo i parenti della bambina, Felishima è rimasta probabilmente ferita dal crollo del tetto della sua abitazione quando il suo villaggio è stato bombardato dagli aerei americani nel corso del combattimento ingaggiato tra le forze ISAF e i talebani.
 Libano. La guerra unisce due città di confessioni religiose diverse: Toulin, nel sud bombardato, e Batroun nel nord. Nell’estate del 2006, sotto la controffensiva israeliana che colpì duramente il Paese, molte famiglie sciite di Toulin fuggirono nel nord cristiano e furono accolte da famiglie e da parrocchie. Sono nate storie di amicizia e di solidarietà. Ora una grande croce cristiana svetta nella piazza della città sciita a memoria di quei giorni. Rai Mediterraneo VIDEO
In giro per i blog un nuovo amico Gino …e queste le sue riflessioni da cittadino del mondo... che è consapevole che l'odio produce odio... ...sono i pensieri nati dalla notizia che ha sentito quella mattina “l'uccisione da parte dell'esercito israeliano di un bambino di un mese” . Gino dice... solo l'amore potrà sconfiggere l'odio
Non conosco il tuo nome
e non vedo il tuo volto
ma sento la tua assenza
piccolo bimbo
questo mondo ti ha accolto
per un solo mese
ed ora il tuo futuro
è finito
piccola anima
io ti bene-dico ti ringrazio
e ti affido all’energia dell’universo
piccola anima
hai scelto di vivere in palestina
e in palestina qualcuno ha deciso
che dovevi morire
piccola anima
che la tua energia ci aiuti
a sconfiggere questo odio
e ci restituisca l’amore
che abbiamo scordato
ti bene-dico e ti ringrazio
piccola anima
questa lacrima
sta scendendo per te
Foto di Maria Grazia Marrulli
 Il chiostro della Collegiata di Sant'Orso, ad Aosta. Luogo di meditazione, studio, preghiera e pace da secoli. Chissà quanti pellegrini vi hanno trovato accoglienza nel corso del tempo. In questi tempi di accoglienza difficile o stanca questa foto vorrebbe ricordare che tutti quanti siamo solo di passaggio e che quanto ci è dato non è "nostro", ma è solo in "prestito" e che prima o poi dovremo restituirlo.

Mettete fiori nei vostri fucili. Ecco la foto che Bernie Boston, scomparso a 74 anni in Virginia, scattò nell'ottobre del 1967 durante una manifestazione pacifista a Washington: un giovane introduce dei fiori nelle canne di fucile dei soldati. Corriere.it
 Si apre all’insegna del “dialogo interreligioso” e di uno “sforzo comune per la pace” il nuovo anno nell’arcidiocesi di Kirkuk, la città irachena simbolo della convivenza tra diverse etnie e fedi. Ieri, per la prima volta durante la messa, nella cattedrale caldea è stato letto il Vangelo nelle 4 lingue della città: arabo, caldeo, curdo e turkmeno. L’iniziativa si offre come segno di una “concreta volontà di riconciliazione e armonia”. L’arcivescovo mons. Louis Sako racconta ad AsiaNews che alla funzione erano presenti anche alcuni rappresentanti politici musulmani, in segno di amicizia. Nella sua omelia, davanti a circa 1500 fedeli, il presule ha voluto ricordare che “la pace è un progetto collettivo, ma anche personale e per raggiungerla dobbiamo impegnarci ad accettare e rispettare gli altri. La speranza non esiste senza l’altro”. Tra le offerte portate all’altare vi erano fiori, candele e due colombe bianche, a testimoniare il “forte desiderio di pace e riconciliazione che regna tra gli iracheni”. Durante tutto il periodo natalizio mons. Sako, da sempre impegnato nel dialogo, ha ricevuto auguri e visite da parte di diversi esponenti sunniti e sciiti. Il 24 dicembre una delegazione guidata dal rappresentante dell’ayatollah sciita Ali al Sistani è stata ricevuta nell’episcopio. Nel gruppo anche il rappresentante della Lega degli imam sunniti, l’imam dell’Ufficio per il dialogo e una ventina di capi tribù. Nel corso dell’incontro i delegati musulmani hanno apprezzato il ruolo della Chiesa nel cementare le relazioni tra le due comunità religiose e i vari gruppi etnici. Si sono inoltre detti soddisfatti per l’impegno del Papa a favore di un “dialogo sincero e coraggioso”. Dal canto suo mons. Sako ha espresso stima nei confronti degli imam che stanno svolgendo un “ruolo importante nel favorire l’unione tra i cittadini e nel respingere tutte le forme di violenza e negazione dell’altro”. Al termine dell’incontro il rappresentante di al Sistani ha regalato all’arcivescovo una copia con calligrafie in oro del Corano ed è stato deciso di formare una Lega dei leader religiosi musulmani e cristiani per promuovere il dialogo e la convivenza. Asianews

Nairobi, Kenya
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