Mentre la questione israelo-palestinese è ancora lontana dal trovare una soluzione, nei campi profughi della Cisgiordania e nella Striscia di Gaza sono i bambini le vere vittime di una crisi che dura da decenni. E se la maggior parte degli adulti, da una parte e dall'altra, non riesce in alcun modo a venirsi incontro, forse solo chi nella realtà precaria e povera dei campi profughi è cresciuto, può insegnare ai più piccoli la cultura della pace e della reciproca accettazione. Soprattutto se poi ne è uscito, grazie alla passione per la musica. E se vi ha fatto ritorno, con l'aiuto di un gruppo di volontari da tutto il mondo. Parliamo di Ramzi Aduredwan (nato a Betlemme nel 1979) e dell'associazione no-profit "Al Kamandjâti" (in italiano, "il violinista"), da lui fondata nel 2002. Il musicista palestinese si è esibito in un applaudito concerto a Milano in occasione della "Settimana della cultura palestinese". (...) Ramzi, oggi un simbolo per chi crede ancora nella possibilità di una soluzione pacifica alla crisi, è un predestinato: forse qualcuno si ricorderà del suo sguardo sperduto che all'epoca, era il 1987 e lui aveva solo otto anni, fece il giro del mondo impresso in una foto. Aveva appena assistito alla morte di un suo amico e compagno di giochi, e la fotografia-simbolo lo ritraeva mentre lanciava pietre alle jeep dell'esercito israeliano. "Il bambino dell'Intifada", così lo definirono i mass media di mezzo mondo, e giù lacrime di ipocrita commozione. No, in quel momento per Ramzi la parola Intifada non aveva alcun senso: era solo un piccolo di otto anni terrorizzato, con i capelli ricci, e che aveva appena fatto diretta esperienza della morte e dell'orrore di cui l'uomo è capace. Ifgonline
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